da Il Giorno
articolo di GIGI BAJ
UN VERO E PROPRIO ribaltone amministrativo per alcuni comuni dove il Pdl ha azzerato figure carismatiche di sindaci di sinistra o di area centrista. Dodici Comuni hanno cambiato bandiera. Nell’Alta Brianza sono diventate infatti «azzurre» Renate, Besana, Macherio e Albiate mentre Triuggio e Veduggio hanno confermato i sindaci uscenti del centrodestra. Briosco è l’unico comune al di sotto dei 15 mila abitanti ad avere riconfermato un sindaco di centrosinistra. Hanno un altro colore anche Brugherio, Muggiò, Giussano, Bovisio, Ceriano, Villasanta e nel Vimercatese Concorezzo e Bernareggio. Un cambiamento che ha ribaltato di fatto la mappa politica della nuova Provincia, che fino a ieri contava 31 Comuni rossi, oggi ridotti a 19.
A Macherio il leghista Giancarlo Porta ha spazzato via Maria Rosa Redaelli e quasi vent’anni di governo di centrosinistra: «C’era una gran voglia di cambiamento - ha dichiarato il neo sindaco - e la gente era stanca di qual tipo di amministrazione. Sicuramente alla nostra vittoria ha contribuito anche la vicenda della moschea alla frazione Bareggia. Un punto fermo nel nostro programma». Delusione in Maria Rosa Redaelli: «Nei prossimi giorni deciderò il da farsi. Per il momento non resta che accettare il responso delle urne». Cambio della guardia anche a Renate dove da ieri Antonio Gerosa, 55 anni vicino a Comunione e Liberazione medico radiologo prestato per la prima volta alla politica, è il nuovo sindaco: «Il mio desiderio è che tutti i renatesi possano diventare protagonisti di questo cambiamento. Da parte mia la massima disponibilità al dialogo». Per Elisa Riva di «Insieme per Renate» niente secondo mandato sindacale nonostante un programma ed una lista elettorale tutta al femminile con ben 8 rappresentanti del gentil sesso: «Spiace lasciare a metà un progetto amministrativo sul quale abbiamo sempre creduto e lavorato con impegno». Anche ad Albiate si cambia musica con i Popolari costretti ad incassare una pesante sconfitta dopo decenni di incontrastato dominio. La triuggese Rosanna Zolesi ha dovuto accontentarsi di un misero 32,7%, il minimo storico per la lista centrista. A sedersi a Villa Campello sarà Diego Confalonieri, 46 anni commerciante, indicato dalla Lega a guidare la coalizione di centrodestra: «Siamo stati favoriti dall’onda lunga che Lega e Pdl hanno fatto registrare un po’ dovunque. Premiata la tenacia e l’impegno dimostratoi in tutti questi anni sui banchi delle minoranze».
A Besana Vittorio Gatti è riuscito al fotofinish ad avere ragione del sindaco uscente Sergio Cazzaniga attorno al quale si erano compattate tutte le forze politiche di centro sinistra. Una coalizione che però non è bastata: «C’è il rammarico per avere perso per una manciata di voti (144 schede ndr) ma non bisogna drammatizzare. Cinque anni fa avevamo raccimolato quasi il 43%, oggi ben il 45%. Segno che i cittadini hanno apprezzato il nostro lavoro». Grande entusiasmo nel neo sindaco Vittorio Gatti, 65 anni imprenditore nel settore finanziario, che dopo essere stato assessore negli anni Ottanta riesce a coronare il sogno di sedersi sulla poltrona pià prestigiosa della città: «Ora bisogna rimboccarsi le maniche. I cittadini non vogliono solo proclami ma vogliono vedere i fatti concreti». Il neo sindaco di Villasanta Emilio Merlo (Pdl-Lega Nord) ha rotto un’egemonia che durava da 15 anni: «Ho ricevuto le congratulazioni di politici importanti - ha detto - ma la cosa più bella è accogliere i complimenti da parte dei villasantesi che incontri per strada. La nostra amministrazione partirà in punta di piedi, ascoltando e verificando le reali esigenze del paese e dei cittadini».
Sulle Groane sventola una sola bandiera
da Il Giorno
articolo di GABRIELE BASSANI
CON IL «RIBALTONE» di Ceriano Laghetto, il centrodestra ha fatto filotto nei comuni delle Alte Groane, completando una striscia che oggi, da nord a sud, parte da Lazzate, feudo leghista, passa per Misinto (conferma della lista civica Lega-Pdl), Cogliate (conferma del sindaco Lega col sostegno del Pdl) e arriva, appunto, a Ceriano Laghetto, dove Dante Cattaneo, candidato del Carroccio supportato da una lista Lega-Pdl è riuscito nell’«impresa» di battere l’amministrazione uscente sostenuta da una lista civica di centro che ha raccolto l’eredità della Democrazia cristiana mantenendo una continuità per quasi trent’anni. Un risultato che ha colto di sorpresa un po’ tutti, compreso lo stesso Cattaneo, sebbene negli ultimi giorni di campagna elettorale andasse ripetendo di avvertire «una forte voglia di cambiamento».
IL NUOVO SINDACO è stato eletto con il 46,55% dei consensi, battendo di poco più di 3 punti Claudio Basilico, assessore uscente ed erede designato di Antonella Ferrario, alla guida del Comune negli ultimi 10 anni. Il resto dei voti se lo sono spartito, inutilmente, due liste di sinistra, «Per Ceriano» e Partito comunista dei lavoratori, che non avranno rappresentanti in consiglio comunale. «La mia elezione è una svolta epocale nella storia politico-amministrativa di Ceriano Laghetto - ha dichiarato ieri Cattaneo mentre entrava a prendere confidenza con gli uffici comunali - Il risultato elettorale è un segnale chiarissimo della voglia dei cerianesi di cambiare, spezzando quel filo che ha unito tutte le Amministrazioni comunali degli ultimi trent’anni. Con questo voto i cerianesi hanno dimostrato il coraggio di scegliere il nuovo, di scegliere persone giovani della politica, determinate e capaci». Il risultato storico di Ceriano Laghetto è stato sottolineato anche da Massimo Ponzoni e Dario Allevi durante la serata di festeggiamenti provinciali, con un lungo applauso, Antonio Magnani, esponente del Pdl cerianese e designato alla carica di vicesindaco. Vittoria che non sconvolge ma potrebbe modificare qualche equilibrio interno a Cogliate, dove la Lega, dopo 10 anni di ammministrazione resta in sella col nuovo sindaco Luciana Picco ma con l’ingresso in consiglio di ben 8 esponenti sugli 11 spettanti alla maggioranza, targati Pdl. Successo annunciato ma forse un po’ sotto le aspettative pur con un più che lusinghiero 51,63% con tre liste in gara per la civica Nuovi Orizzonti - Pdl -Lega a Misinto, che ha eletto Enrico Zanotti, vicesindaco uscente, il quale punta ad una giunta di totale continuità con quella dell’ultimo mandato.
Vimercatese, Concorezzo torna all’antico Cornate paga il conto alla Pedemontana
da Il Giorno
articolo di Barbara Calderola e Antonio Caccamo
PERDERE PER SOLI dieci (10) voti non fa certo piacere. Soprattutto se si è il sindaco uscente di un paese come Camparada, che è il più piccolo di quelli che sabato e domenica sono stati chiamati a rinnovare le amministrazioni comunali. Mariangela Beretta, insegnante, conosceva uno per uno i suoi 2.106 cittadini. Ed era convinta della riconferma. Tanto più che, dopo l’elezioni cinque anni fa, vinte correndo con il centrosinistra, stavolta con i suoi fedelissimi era tran in una lista Pdl e Lega Nord. Ma la mossa non le ha portato fortuna. Sulla sua strada ha trovato la candidata del centrosinistra, Giuliana Carniel, ex dirigente, che per un pugno di voti (461 contro 451) l’ha battuta. Beretta è introvabile al telefono. Il centrosinistra è quasi incredulo: «una bellissima vittoria», spiega Stefania Crippa.
Altro ribaltone a Bernareggio, dove il centrosinistra perde il governo del paese dopo 9 anni: «Troppa frammentazione... esserci spezzati in tre liste ci è stato fatale», commenta Daniele Fumagalli, l’ormai ex sindaco di Bernareggio. Anche nel centro destra non sono mancate le polemiche, visto che una parte di Forza Italia ha sostenuto Massimo Sala (Lista più), che tuttavia non hanno impedito ad Emilio Biella (Pdl e Lega) di prevalere di 6 punti su Zangheri.
Significativo quanto è successo a Correzzana, paese di 2451 anime, dove è stato quasi un pebliscito per Andrea Zanone Poma della lista Uniti per Correzzana (centrodestra), con oltre il 76% dei suffraggi. Pd e sinistra si sono disciolti come neve al sole nel piccolo paese brianzolo: «Credo che la buona amministrazione da noi dimostrata sia all’origine di questo fatto indubbiamente singolare - è la spiegazione che da Mario Corbetta, sindaco uscente - In un piccolo paese come il nostro, contano le cose concrete e non le ideologie».
A Concorezzo, dopo cinque anni di centrosinistra, torna il centrodestra. Ma il ribaltone è solo sulla carta perchè la città ha alle spalle una lunga tradizione conservatrice. La sorpresa, semmai, è stata cinque anni fa, quando Antonio Lissoni, era riuscito a disarcionare Alberto Bernareggi, contro ogni pronostico. Una vittoria facilitata dalla divisone di Pdl e Lega, allora. Per Riccardo Borgonovo, 52 anni, il banco di prova sarà il Piano di Governo del Territorio: il neo primo cittadino, imprenditore edile, dovrà tenere a freno gli appetiti dei costruttori. E’ invece un dietrofront deciso quello che tiene banco a Cornate. Fabio Quadri, nuovo sindaco, è espressione di Pdl-Lega. E’ riuscito a scalfire lo strapotere del centrosinistra che governava il paese da 15 anni. E che l’ha perso dopo la scissione interna, culminata con l’isolamento dell’ex primo cittadino Giuseppe Ripamonti. Che pare abbia pagato caro «l’affaire Pedemontana», pur essendo i poteri del Comune limitati in materia. 400 espropri a carico di famiglie esasperate hanno contribuito alla sconfitta.
venerdì 12 giugno 2009
mercoledì 10 giugno 2009
Impazza la guerra nel centrodestra a Seregno.
Da una parte gli ex di Forza Italia, dall’altra gli ex di AN e Amare Seregno
Oramai non si parlano neanche più, ma per il Sindaco sono solo scaramucce elettorali!!!
Una lista (Amare Seregno) in giunta con il candidato del PDL (Gavazzi) che manda volantini con scritto di votare solo il candidato presidente alla provincia e non il simbolo (quindi di non votare Gavazzi). Alla faccia delle scaramucce.
Sotto sotto c’è sempre il PGT (piano di governo del territorio) che vogliono governare in maniera diversa, ma sicuramente disastrosa per l’ambiente.
Riusciranno a farsi del male pur avendo il 70% di preferenze. Niente è scontato
Oramai non si parlano neanche più, ma per il Sindaco sono solo scaramucce elettorali!!!
Una lista (Amare Seregno) in giunta con il candidato del PDL (Gavazzi) che manda volantini con scritto di votare solo il candidato presidente alla provincia e non il simbolo (quindi di non votare Gavazzi). Alla faccia delle scaramucce.
Sotto sotto c’è sempre il PGT (piano di governo del territorio) che vogliono governare in maniera diversa, ma sicuramente disastrosa per l’ambiente.
Riusciranno a farsi del male pur avendo il 70% di preferenze. Niente è scontato
venerdì 5 giugno 2009
Ecco il vostro partito: laico e di sinistra...
l'Unità
Duemilaseicentocinque. È il numero dei commenti che avete lasciato sul nostro sito (fino a ieri sera) per dirci come rifare il Partito democratico a vostra immagine e somiglianza. Una valanga di parole. Arrabbiate, deluse, determinate. Forse non c'era bisogno di mettersi a contarle per capire quale è quella che vi rappresenta di più. Lo abbiamo fatto. È: «Sinistra». La avete usata 1163 volte. Per raccontare chi siete e a cosa non siete disposti a rinunciare. Per indicare al Pd quale è la direzione da seguire se non vuole perdervi. Se vuole assomigliare a voi, ai vostri valori. Il primo? La laicità. Lo avete detto ben 423 volte che il vostro partito lo volete «laico». E fuori i «bigotti», i «teodem», i «clericali». Quelli proprio non vi piacciono. E nemmeno i centristi. Volete un partito coraggioso e per voi il «coraggio» porta a sinistra.
Coraggio di affrontare il conflitto d’interessi. Di fare un’«opposizione» dura. Di rimettere al centro la «questione morale». Di cambiare tutto. A casa i vecchi leader e largo ai giovani. Lo avete scritto in ogni modo nei vostri 2605 commenti: «Penso che possano bastare - scrive un lettore -. Ora mettetevi a lavorare».
Duemilaseicentocinque. È il numero dei commenti che avete lasciato sul nostro sito (fino a ieri sera) per dirci come rifare il Partito democratico a vostra immagine e somiglianza. Una valanga di parole. Arrabbiate, deluse, determinate. Forse non c'era bisogno di mettersi a contarle per capire quale è quella che vi rappresenta di più. Lo abbiamo fatto. È: «Sinistra». La avete usata 1163 volte. Per raccontare chi siete e a cosa non siete disposti a rinunciare. Per indicare al Pd quale è la direzione da seguire se non vuole perdervi. Se vuole assomigliare a voi, ai vostri valori. Il primo? La laicità. Lo avete detto ben 423 volte che il vostro partito lo volete «laico». E fuori i «bigotti», i «teodem», i «clericali». Quelli proprio non vi piacciono. E nemmeno i centristi. Volete un partito coraggioso e per voi il «coraggio» porta a sinistra.
Coraggio di affrontare il conflitto d’interessi. Di fare un’«opposizione» dura. Di rimettere al centro la «questione morale». Di cambiare tutto. A casa i vecchi leader e largo ai giovani. Lo avete scritto in ogni modo nei vostri 2605 commenti: «Penso che possano bastare - scrive un lettore -. Ora mettetevi a lavorare».
Giuliano la Prostata
da l'Unita'
M Travaglio
La situazione dev’essere davvero grave se hanno riesumato persino Giuliano Ferrara. Il proiettile più contundente della ditta giaceva nell’armeria di Arcore, tutto ammaccato dopo la campagna No Aborto che raccolse più uova che voti. Ma l’esercito dei nuovi servi batte in ritirata dinanzi ai terribili agenti delle sinistre - Veronica, Gino e Zappadu - e si richiamano i riservisti. Giuliano La Prostata non si fa pregare: ben due articoli sul Foglio e sul Die Welt: «Se Berlusconi fosse gay se le sue feste avessero lo charme discreto di casa Armani o il sapore un po’ trasgressivo di Dolce & Gabbana», nessuno obietterebbe nulla. Forse gli sfugge che Armani e Dolce & Gabbana non sono presidenti del Consiglio, non aviotrasportano stock di nani e ballerine a spese dei contribuenti, non leccano la mano al Papa, non presenziano al Family Day. Ma il «molto intelligente» per scienza infusa non bada a certe sottigliezze. Per far quadrato (da solo) attorno al padrone, rinnega financo la conversione al cattolicesimo: «C’è qualcosa di marcio nel moralismo machofobico di certi ambienti cattolici», incapaci di comprendere «il patronage, il rapporto di uomini importanti, in età, con persone più giovani». Le canta pure alla stampa estera «moralista», scandalizzata per le balle su Noemi: innocenti «imprecisioni, inesattezze, mezze bugie contro la stampa inquisitoria». Ecco: le telefonate di un vecchio sporcaccione a una minorenne si chiamano «patronage» e le sue menzogne «imprecisioni e inesattezze». Sempreché l’autore sia «un uomo importante» e paghi due o tre stipendi a Ferrara
M Travaglio
La situazione dev’essere davvero grave se hanno riesumato persino Giuliano Ferrara. Il proiettile più contundente della ditta giaceva nell’armeria di Arcore, tutto ammaccato dopo la campagna No Aborto che raccolse più uova che voti. Ma l’esercito dei nuovi servi batte in ritirata dinanzi ai terribili agenti delle sinistre - Veronica, Gino e Zappadu - e si richiamano i riservisti. Giuliano La Prostata non si fa pregare: ben due articoli sul Foglio e sul Die Welt: «Se Berlusconi fosse gay se le sue feste avessero lo charme discreto di casa Armani o il sapore un po’ trasgressivo di Dolce & Gabbana», nessuno obietterebbe nulla. Forse gli sfugge che Armani e Dolce & Gabbana non sono presidenti del Consiglio, non aviotrasportano stock di nani e ballerine a spese dei contribuenti, non leccano la mano al Papa, non presenziano al Family Day. Ma il «molto intelligente» per scienza infusa non bada a certe sottigliezze. Per far quadrato (da solo) attorno al padrone, rinnega financo la conversione al cattolicesimo: «C’è qualcosa di marcio nel moralismo machofobico di certi ambienti cattolici», incapaci di comprendere «il patronage, il rapporto di uomini importanti, in età, con persone più giovani». Le canta pure alla stampa estera «moralista», scandalizzata per le balle su Noemi: innocenti «imprecisioni, inesattezze, mezze bugie contro la stampa inquisitoria». Ecco: le telefonate di un vecchio sporcaccione a una minorenne si chiamano «patronage» e le sue menzogne «imprecisioni e inesattezze». Sempreché l’autore sia «un uomo importante» e paghi due o tre stipendi a Ferrara
mercoledì 3 giugno 2009
Prodi: «È allarme democrazia, rafforziamo il Pd Non è tempo di astensioni»
Non è tempo né di astensioni né di sofisticate distinzioni. È il momento di dimostrare che l'Italia può essere diversa, che ha profonde radici etiche e che è ancora capace di contribuire alla crescita democratica di una nuova Europa». Lo afferma l'ex presidente del Consiglio Romano Prodi in un messaggio in vista delle prossime elezioni europee, parlando anche di un «allarme» per la qualità democratica del paese. Per Prodi, rispetto all'intensificarsi di «segnali di allarme» il Partito democratico, pur nel suo non facile cammino, è l'unica concreta risposta».
Nel messaggio, pubblicato sul suo sito, Prodi scrive: «nel momento in cui ribadisco la mia già provata volontà di rimanere al di fuori della politica del nostro Paese, sento il dovere, come semplice cittadino, di sottolineare l'importanza del voto a cui noi italiani siamo chiamati».
«Anzitutto - spiega - un voto per l'Europa. In questa linea richiamo la necessità di rafforzare il Partito democratico ricordando come esso abbia sempre con convinzione sostenuto le grandi scelte europee quali l'euro e l'allargamento che , come si è dimostrato in questa fase di durissima crisi , sono la principale difesa per l'Europa e l'Italia. La seconda ragione nasce dall'intensificarsi di numerosi segnali di allarme e di interrogativi da parte di tanti amici ed osservatori stranieri per la caduta di dignità e per la qualità democratica del nostro paese, segnali che - ribadisce - ho colto con sofferenza nella mia attività internazionale».
«Di fronte a questo il Partito democratico, pur nel suo non facile cammino, è l'unica concreta risposta. Non è tempo nè di astensioni nè di sofisticate distinzioni. È il momento di dimostrare che l'Italia può essere diversa , che ha profonde radici etiche e che è ancora capace di contribuire alla crescita democratica di una nuova Europa», conclude l'ex presidente del Consiglio.
03 giugno 2009
Nel messaggio, pubblicato sul suo sito, Prodi scrive: «nel momento in cui ribadisco la mia già provata volontà di rimanere al di fuori della politica del nostro Paese, sento il dovere, come semplice cittadino, di sottolineare l'importanza del voto a cui noi italiani siamo chiamati».
«Anzitutto - spiega - un voto per l'Europa. In questa linea richiamo la necessità di rafforzare il Partito democratico ricordando come esso abbia sempre con convinzione sostenuto le grandi scelte europee quali l'euro e l'allargamento che , come si è dimostrato in questa fase di durissima crisi , sono la principale difesa per l'Europa e l'Italia. La seconda ragione nasce dall'intensificarsi di numerosi segnali di allarme e di interrogativi da parte di tanti amici ed osservatori stranieri per la caduta di dignità e per la qualità democratica del nostro paese, segnali che - ribadisce - ho colto con sofferenza nella mia attività internazionale».
«Di fronte a questo il Partito democratico, pur nel suo non facile cammino, è l'unica concreta risposta. Non è tempo nè di astensioni nè di sofisticate distinzioni. È il momento di dimostrare che l'Italia può essere diversa , che ha profonde radici etiche e che è ancora capace di contribuire alla crescita democratica di una nuova Europa», conclude l'ex presidente del Consiglio.
03 giugno 2009
Besana e Giussano, gli insegnanti contestano il ministro Gelmini
da: Il cittadino
Besana/Giussano - Gli insegnanti contestano il ministro. Si è concluso da pochi minuti l’appuntamento brianzolo di Mariastella Gelmini, responsabile del dicastero dell’Istruzione. Prima a Besana e poi a Giussano, il ministro è stato contestato. Invitata a Besana a sostenere la candidatura di Vittorio Gatti a sindaco (c’erano tra gli altri anche il senatore laghista Cesarino Monti, il candidato alla poltrona di presidente della Provincia di Monza e Brianza per Pdl e Lega Dario Allevi, il candidato al Parlamento europeo Angelo Di Biasio e la candidata al consiglio provinciale per il Pdl Serenella Corbetta) , il ministro è arrivato in piazza Umberto I con un’ora e mezza di ritardo sulla tabella di marcia e ha trovato ad attenderla un gruppo di insegnanti che, con uno striscione con scritto “Se la scuola è costosa oggi chissà quanto ci costerà l’ignoranza domani”, ha apertamente contestato la politica del governo in tema istruzione. I sostenitori del centrodestra hanno cercato di arginare la protesta piazzandosi davanti ai contestatori con le bandiere del Popolo delle Libertà e della Lega Nord e facendo partire applausi scroscianti. Per tutta risposta, gli insegnanti hanno dato fiato ai fischietti. “Saluto i quattro pirla che stanno contestando”, ha apostrofato il ministro, che ha parlato soltanto un paio di minuti.
A Giussano, invece, Mariastella Gelmini era attesa al Laghetto per il momento clou della campagna elettorale di Gian Paolo Riva, sostenuto nella corsa a sindaco da Pdl, Lega Nord e Repubblicani-Indipendenti. Sul palco, Maria Teresa Ruta e la sua band. A “far la posta” al ministro una quarantina tra insegnanti e genitori dei bambini che frequentano l’istituto “Gabrio Piola”, in particolare i plessi elementari di via Massimo d’Azeglio e via Alessandria. “Gabrio Piola meno 4 insegnanti”, “Legge Gelmini, squola a pezzettini”, “La nuova scuola è nata sotto una cattiva Stella”, “Le nostre maestre sono tutte uniche” le scritte su alcuni degli striscioni sventolati all’indirizzo del ministro. Dal palco, l’assessore regionale Massimo Ponzoni ha dato dei maleducati ai contestatori: “Noi non avremmo mai disturbato una vostra iniziativa”, ha detto. “Noi andiamo avanti, non ci fermiamo davanti alle contestazioni, vogliamo una scuola inclusiva dove si torni a parlare di disciplina e di educazione, dove lavorino insegnanti più meritevoli, magari qualcuno in meno ma più pagato – le parole del ministro -. Dobbiamo liberarci dei tanti anni in cui la Cgil è stata padrona della scuola e l’ha rovinata. La sinistra ha utilizzato le vicende familiari di Berlusconi per infangarne il nome all’estero e il buon nome dell’Italia. Vergogna, vergogna, vergogna! Dobbiamo fermare la sinistra priva di ideali e di progetti”. Anche in questo caso, i sostenitori del centrodestra hanno cercato di arginare la contestazione piazzandosi davanti a insegnanti e genitori con le bandiere del Popolo della Libertà e della Lega Nord. E anche a Giussano, come a Besana, chi contestava ha dato fiato ai fischietti.
Besana/Giussano - Gli insegnanti contestano il ministro. Si è concluso da pochi minuti l’appuntamento brianzolo di Mariastella Gelmini, responsabile del dicastero dell’Istruzione. Prima a Besana e poi a Giussano, il ministro è stato contestato. Invitata a Besana a sostenere la candidatura di Vittorio Gatti a sindaco (c’erano tra gli altri anche il senatore laghista Cesarino Monti, il candidato alla poltrona di presidente della Provincia di Monza e Brianza per Pdl e Lega Dario Allevi, il candidato al Parlamento europeo Angelo Di Biasio e la candidata al consiglio provinciale per il Pdl Serenella Corbetta) , il ministro è arrivato in piazza Umberto I con un’ora e mezza di ritardo sulla tabella di marcia e ha trovato ad attenderla un gruppo di insegnanti che, con uno striscione con scritto “Se la scuola è costosa oggi chissà quanto ci costerà l’ignoranza domani”, ha apertamente contestato la politica del governo in tema istruzione. I sostenitori del centrodestra hanno cercato di arginare la protesta piazzandosi davanti ai contestatori con le bandiere del Popolo delle Libertà e della Lega Nord e facendo partire applausi scroscianti. Per tutta risposta, gli insegnanti hanno dato fiato ai fischietti. “Saluto i quattro pirla che stanno contestando”, ha apostrofato il ministro, che ha parlato soltanto un paio di minuti.
A Giussano, invece, Mariastella Gelmini era attesa al Laghetto per il momento clou della campagna elettorale di Gian Paolo Riva, sostenuto nella corsa a sindaco da Pdl, Lega Nord e Repubblicani-Indipendenti. Sul palco, Maria Teresa Ruta e la sua band. A “far la posta” al ministro una quarantina tra insegnanti e genitori dei bambini che frequentano l’istituto “Gabrio Piola”, in particolare i plessi elementari di via Massimo d’Azeglio e via Alessandria. “Gabrio Piola meno 4 insegnanti”, “Legge Gelmini, squola a pezzettini”, “La nuova scuola è nata sotto una cattiva Stella”, “Le nostre maestre sono tutte uniche” le scritte su alcuni degli striscioni sventolati all’indirizzo del ministro. Dal palco, l’assessore regionale Massimo Ponzoni ha dato dei maleducati ai contestatori: “Noi non avremmo mai disturbato una vostra iniziativa”, ha detto. “Noi andiamo avanti, non ci fermiamo davanti alle contestazioni, vogliamo una scuola inclusiva dove si torni a parlare di disciplina e di educazione, dove lavorino insegnanti più meritevoli, magari qualcuno in meno ma più pagato – le parole del ministro -. Dobbiamo liberarci dei tanti anni in cui la Cgil è stata padrona della scuola e l’ha rovinata. La sinistra ha utilizzato le vicende familiari di Berlusconi per infangarne il nome all’estero e il buon nome dell’Italia. Vergogna, vergogna, vergogna! Dobbiamo fermare la sinistra priva di ideali e di progetti”. Anche in questo caso, i sostenitori del centrodestra hanno cercato di arginare la contestazione piazzandosi davanti a insegnanti e genitori con le bandiere del Popolo della Libertà e della Lega Nord. E anche a Giussano, come a Besana, chi contestava ha dato fiato ai fischietti.
MONI OVADIA - L'Unità
"Se foste un rom, quella di Salvini non vi apparirebbe come la sortita delirante di un imbecille da ridicolizzare.
Se foste un musulmano, o un africano, o comunque un uomo dalla pelle scura,il pacchetto sicurezza non lo prendereste solo come l’ennesima sortita di un governo populista
e conservatore, eccessiva ma tutto sommato veniale.
Se foste un lavoratore che guadagna il pane per sé e per i suoi figli su un’impalcatura, l’annacquamento delle leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro non lo dimentichereste il giorno dopo per occuparvi di altro.
Se foste migrante, il rinvio verso la condanna a morte, la fame o la schiavitù, non provocherebbe solo il sussulto di un’indignazione passeggera.
Se foste ebreo sul serio, un politico xenofobo, razzista e malvagio fino alla ferocia non vi sembrerebbe qualcuno da lusingare solo perché si dichiara amico di Israele.
Se foste un politico che ritiene il proprio impegno un servizio ai cittadini, fareste un’opposizione senza quartiere ad un governo autoritario, xenofobo, razzista, vigliacco e malvagio.
Se foste un uomo di sinistra, di qualsiasi sinistra, non vi balocchereste con questioni di lana caprina o d’orgogli identitari di natura narcisistica e vi dedichereste anima e corpo a combattere le ingiustizie.
Se foste veri cristiani, rifiutereste di vedere rappresentati i valori della famiglia da notori puttanieri pluridivorziati ingozzati e corrotti dalla peggior ipocrisia.
Se foste italiani decenti, rifiutereste di vedere il vostro bel paese avvitarsi intorno al priapismo mentale impotente di un omino ridicolo gasato da un ego ipertrofico.
Se foste padri, madri, nonne e nonni che hanno cura per la vita dei loro figli e nipoti, non vendereste il loro futuro in cambio dei trenta denari di promesse virtuali.
Se foste esseri umani degni di questo nome, avreste vergogna di tutto questo schifo."
Moni Ovadia (L’Unità - 9 maggio 2009)
Se foste un musulmano, o un africano, o comunque un uomo dalla pelle scura,il pacchetto sicurezza non lo prendereste solo come l’ennesima sortita di un governo populista
e conservatore, eccessiva ma tutto sommato veniale.
Se foste un lavoratore che guadagna il pane per sé e per i suoi figli su un’impalcatura, l’annacquamento delle leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro non lo dimentichereste il giorno dopo per occuparvi di altro.
Se foste migrante, il rinvio verso la condanna a morte, la fame o la schiavitù, non provocherebbe solo il sussulto di un’indignazione passeggera.
Se foste ebreo sul serio, un politico xenofobo, razzista e malvagio fino alla ferocia non vi sembrerebbe qualcuno da lusingare solo perché si dichiara amico di Israele.
Se foste un politico che ritiene il proprio impegno un servizio ai cittadini, fareste un’opposizione senza quartiere ad un governo autoritario, xenofobo, razzista, vigliacco e malvagio.
Se foste un uomo di sinistra, di qualsiasi sinistra, non vi balocchereste con questioni di lana caprina o d’orgogli identitari di natura narcisistica e vi dedichereste anima e corpo a combattere le ingiustizie.
Se foste veri cristiani, rifiutereste di vedere rappresentati i valori della famiglia da notori puttanieri pluridivorziati ingozzati e corrotti dalla peggior ipocrisia.
Se foste italiani decenti, rifiutereste di vedere il vostro bel paese avvitarsi intorno al priapismo mentale impotente di un omino ridicolo gasato da un ego ipertrofico.
Se foste padri, madri, nonne e nonni che hanno cura per la vita dei loro figli e nipoti, non vendereste il loro futuro in cambio dei trenta denari di promesse virtuali.
Se foste esseri umani degni di questo nome, avreste vergogna di tutto questo schifo."
Moni Ovadia (L’Unità - 9 maggio 2009)
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